Pezzi sparsi |Sulle tracce di Toni Zuccheri

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Per vedere lavorare mio papà bisognava essere molto pazienti, perché prima cercava i materiali e quindi andava in fonderia a farsi fare l’anima dell’animale, e poi andava a cercare le colle, le controcolle, le scollacolle, le attaccacolle, era ossessionato dalle colle. Quando poi aveva tutto, le piume soffiate in vetreria, l’anima, lo scheletro, portava tutto qui e praticamente spariva. E viveva qua dentro attaccando una piuma, poi partiva, camminava, andava nel parco, guardava gli alberi, prendeva una foglia, tornava, attaccava un’altra piuma, anche la foglia, poi partiva, andava in cucina, beveva un caffè o mangiava un dolce di solito. Poi tornava ma nel tragitto trovava un sasso, prendeva il sasso, lo portava e lo incollava, e staccava la foglia che aveva attaccato prima e ripartiva. Quando poi l’opera era finita, e ci volevano mesi, se il committente non aveva molta fretta, faceva in modo che l’opera prendesse tutti gli agenti atmosferici possibili, quindi l’acqua, la pioggia, la nebbia, la neve, il sole, la notte, il giorno...

(Orsola Zuccheri)

Editore: Servizi Fondazione Pentagram
Lingua: Italiano / Inglese

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